Profil de matteo*********Il Blog di mat*...PhotosBlogListesPlus Outils Aide

Blog


14 novembre

Ritorno di Annibale

 
 
 

Annibale  Il Ritorno di Annibale

 
 
 
 
Sono gonfio di ammirazione. Hai vissuto in piedi, Hannibal, fino all'ultimo dei tuoi giorni. Hai preferito morire alla grande piuttosto che svanire nel nulla. Mi torna in mente un motivo di Neil Young che gli si attaglia alla perfezione: "It's better to burn out, than to fade away".
 
Radici cristiane dell'Occidente? Prima delle radici cristiane ci furono le radici greche e romane, fondamento di un concetto di governo basato sulla "lex" e la responsabilità dal basso. Un'idea che fu semmai smantellata dal cristianesimo, portatore di un'idea teocratica orientale che smantellava i legami trasversali fra élites e trasformava i capi supremi in "unti del Signore". "Quel mondo - mi ha detto un giorno l'inestimabile compagno di viaggio Giovanni Brizzi - non finì con le invasioni barbariche ma con la morte di Giuliano l'Apostata, l'imperatore che tentò inutilmente di tornare ai vecchi dei".
 
E' finito un viaggio nel tempo, il più lungo della mia vita. Dall'Atlantico all'Ararat, rivedo un film pieno di facce antiche: Sanniti, Armeni, Celtiberi, Numidi, Insubri, Cretesi. Si accendono altri roghi, a Liternum è l'ora dei viados e delle lucciole venute dall'Africa. E' penoso ripensare al mondo antico dal fondo di questo disastro.
L'impero romano aveva diecimila - dicansi diecimila - città munite di anfiteatri, terme, acquedotti e fognature. Le frumentazioni mobilitavano quasi un milione di persone. La sola Roma aveva tredici acquedotti per un totale di 16 milioni di litri al giorno, livello superato solo nel 1960. Nulla vi fu di lontanamente paragonabile nel medioevo, nemmeno nella favolosa Spagna degli arabi. Solo la Londra vittoriana riuscì a essere come Roma, ma 1700 anni dopo.
 
Il mondo ha nella memoria due apocalissi mitiche - il Diluvio e la fine dell'Atlantide - e un'apocalissi reale: la fine del mondo antico. Ne possiamo leggere i segni monumentali ovunque, dalla Britannia alla Libia, e quei segni svelano la nullità dell'oggi. Il dominio di Roma sul mondo era di tipo imperialistico fin che si vuole,
ma gli dei altrui erano rispettati e inglobati nel Pantheon. Le élites dei Paesi conquistati entravano a far parte della macchina di governo: anche africani e asiatici potevano diventare imperatori. La leadership non era fatta solo di legioni, ma di strade, ponti, sicurezza, e la sua "auctoritas" mai avrebbe consentito anarchie di tipo iracheno dopo una vittoria militare. Al largo s'è accesa una luce verde pallido, le bufale nei canneti sono immobili come statue di bronzo.
 
[tratto da "Il Ritorno di Annibale" - Paolo Rumiz]
 
 

Ponte di Annibale     Annibale sulle Alpi con gli elefanti

 
ieri sera mi son finito di leggere un bellissimo reportarge scritto dall'inviato de La Repubblica Paolo Rumiz, bravissimo scrittore, che la scorsa estate ha ripercorso il cammino seguito dal grande condottiero cartaginese Annibale Barca, da cartagine (dove è nato il 247 a.C.) alla penisola anatolica (attuale Turchia) luogo in cui è morto nel 183 a.C.
Ornato da bellissime descrizioni dei luoghi ripercorsi, dei personaggi incontrati, degli interessanti aneddoti, il racconto fa rivivere l'aura mitica del grande avversario della Roma Repubblicana, l'incubo di Roma, l'unico riuscito a portare la guerra in casa del nemico, in Italia, e a riportare sonanti e leggendarie vittorie, sul Trasimeno e a Canne...
da leggere dall'inizio alla fine, fino in fondo... un viaggio nel tempo, un confronto del mondo e della realtà attuale e contemporanea con quei tempi, più di duemila anni fa... scritto in forma di diario, sembra di esser lì ad ogni tappa del viaggio, e vien quasi voglia di esser lì, a fianco del grande cartaginese...
 
per chi fosse interessato a leggerlo, è disponibile anche online a questo link: RITORNO DI ANNIBALE
 
Mat

31 août

mare delle verità

 
"Ho pensato che quasi tutto quello che di significativo mi era successo nella vita fino a quel momento non era stato il risultato di vere e proprie scelte, ma piuttosto la conseguenza di una concatenazione di eventi e circostanze in parte casuale e in parte dettata dal mio carattere e dal mio istinto, dalle opportunità che offrivano i luoghi in cui mi trovavo. Nessuno dei miei spostamenti era stato rettilineo, ma al contrario avevo seguito una successione di curve che formavano onde e semicerchi e a volte tornavano indietro. Non sapevo se questo volesse dire che ero stato fatalista, però mi sembrava di non aver mai desiderato o cercato abbastanza quello che avevo finito di volta in volta per trovare. [...] Non mi sembrava di essermi mai sentito padrone incontrastato della mia vita, un cacciatore-raccoglitore che insegue con perfetta determinazione i suoi propositi nell jungla della vita" [tratto da "Mare delle Verità" di Andrea De Carlo] 
 
ieri sera prima di uscire ho finito di leggere il romanzo "Mare delle verità" di Andrea De Carlo, e questo passo mi è sembrato significativo, anche perchè forse un pò mi ci ritrovo anche io...
 
Mat
31 janvier

1849: La Repubblica Romana

 
Venerdì 29 giugno 1849, sera: "Da alcuni giorni l'attacco francese si era spostato sulla estrema destra del fronte difensivo Romano del Gianicolo... dal tardo pomeriggio del giorno precedente, la breccia nel bastione VIII era profonda e visibile ad occhio nudo... l'assalto era ormai questione di ore... Quel venerdì era la festa di Roma, in nome dei santi Pietro e Paolo. Per ordine del municipio, la sera furono illuminate - come ogni anno in quel giorno - la piazza e la basilica di san pietro. Era una paradossale affermazione di normalità in una situazione di angoscia e di morte. Il cannone taceva da molte ore, e una folla di perosne vestite a festa, si era radunata già dal pomeriggio davanti alla basilica per ammirare le evoluzioni dei pompieri che, calandosi con grosse corde dal cornicione dell'edificio, piazzavano le luminarie a diversa altezza. Poi a sera cominciò lo spettacolo dell'illuminazione e dei fuochi d'artificio, cui si assisteva solitamente non solo dalla piazza, ma da tutti i punti elevati della città (come il Pincio e il Quirinale) e anche dai paesi piazzati sulle colline tutto attorno a Roma: "Tutti fissano la cupola di Michelangelo. Con un tocco di campana, come per incanto un numero raddoppiato di luci si accende in mezzo alle altre già scintillanti. Spariscono allora le linee accentuate della cupola, che si trasforma in un globo di fuoco e da una certa distanza sembra di vedere il sole tramontare all'orizzonte"
 
La cerimonia e la festa, in quel giugno del 1849, si svolsero splendidamente: mentre il colonnato "sebrava divampare in un bagliore di fuoco" e dalle fontane lo zampillo dell'acqua si alzava fantasticamente illuminato, tre grandi bengala furono accesi per colorare di verde, bianco e rosso la piazza gremita. La folla applaudiva come se tutto fosse solo la ripetizione di un antico e incantato rito. Ma c'era nello stesso tempo, diffusa, la consapevolezza della irrepetibilità di quei momenti. Così li descrisse un artista:
 
"Il numero degli spettatori questa volta era più elevato del solito: dietro alla chiesa illuminata, nelle ville e nei bastionisi trovavano venticinquemila soldati francesi che stavno a guardare stupefatti quella colossale illuminazione, non riuscendo probabilmente a capire come mai la città , che venivano a liberare, facesse festa in quel modo, in un tripudio di luci, prima ancora di essere liberata. "
 
Conclusasi a tarda sera la festa, la gente cominciò a sfollare rapida verso casa. In cielo grosse nubi si addensavano... Stava per cominciare, quella notte, un brutto temporale. E stava per finire la breve vita della Repubblica Romana.
 
questi sono alcuni passi tratti dal libro "La meravigliosa storia della Repubblica dei briganti, Roma 1849, Mazzini-Garibaldi-Mameli", scritto da Claudio Fracassi e edito da Mursia, che ho finito di leggere nei giorni scorsi... un libro che descrive, in formato di diario, la storia della repubblica romana, dall'inizio (quando papa Pio IX fugge a Gaeta) fino alla gloriosa conclusione, quando i francesi riescono dopo violenti e sanguinosi combattimenti (ed episodi di eroismo da parte dei difensori) ad entrare a Roma...
Il 9 febbraio 1849 fu proclamata la Repubblica Romana che paraticava il suffragio universale, promulgava leggi di grande valore sociale e preparava una Costituzione fortemente innovativa. Mentre Giuseppe Mazzini, insieme a Saffi ed Armellini (il famoso triumvirato) goveranava al quirinale e Garibaldi comandava un pittoresco ma disciplinato esercito di volontari, per difendere Roma dall'attacco straniero, arrivò da tutta italia e dall principali capitali europeeuna moltitudine di ragazzi e di ragazze, la <<meglio gioventù>> di quegli anni. Furono vinti dalle cannonate dei francesi, corsi in aiuto del papa, ma quei <<giovani briganti>>scrissero una meravigliosa pagina di storia.
 
"I 150 giorni della rEpubblica erano stati forse il momento più elevato del processo di emancipazione dell'Italia. L'intera Europa era stata investita dagli straordinari eventi romani. Secondo autorevoli osservatori stranieri, si era trattato "della pagina più brillante e più triste nella storia del movimento italiano" , ma "quella più gravida di conseguenze, di promesse per l'avvenire".
 
Il primo esempio nella storia di una costituzione avanzata e democratica, precursore dell'Italia repubblicana e democratica che verrà realizzata un secolo dopo... emozionante... quì a roma sul gianicolo ci sono ancora i segni di quei combattimenti...
 
Mat 
6 janvier

qualcuno salverà i libri?

 

Libri

 
 

Gli effetti perversi della tendenza nelle biblioteche pubbliche Usa
Anche i classici rischiano di sparire dagli scaffali se non vengono richiesti

Se l'auditel delle biblioteche elimina Joyce dagli scaffali

di WALTER VELTRONI


Caro direttore, l'autrice dell'articolo apparso sul Washington Post e su la Repubblica lo ha giustamente ricordato: non è un fatto nuovo che le biblioteche si ritrovino a sfoltire i loro scaffali di libri vecchi o poco apprezzati per far posto a nuovi titoli. C'è però qualcosa di diverso, e io credo di inquietante, nel sistema che è stato messo a punto dalla rete delle biblioteche della contea americana di Fairfax: un computer centrale registra ogni libro che nessuno ha preso in prestito nei due anni precedenti e lo inserisce in una lista di testi suscettibili di essere eliminati.

Certo, a decidere saranno poi i singoli bibliotecari, ma a parte il fatto che queste operazioni di "taglio" da episodiche diventano su grande scala, a colpire, e a far riflettere, è il fatto che autori come Hemingway o la Dickinson, come Joyce o come Orwell, come Dante e Petrarca, possano semplicemente apparirvi, in quella lista.

Eppure accade, e accadrà, se a contare è solo la quantità, solo il numero delle volte che quel libro viene richiesto, e non il suo valore, non la sua bellezza, non la cultura che contiene, non le emozioni che trasmette.

Sembra proprio rappresentare, questa notizia, un ulteriore segno dei nostri tempi, di ciò che troppo spesso è diventata la nostra vita. Tutto va consumato velocemente, tutto deve procedere a un ritmo accelerato, e a contare, ogni giorno, è l'organizzazione, l'efficienza, la visibilità, il calcolo del rapporto tra costi e benefici, l'appetibilità dei prodotti. Anche se quei costi e quei benefici vengono valutati pensando a una biblioteca. Anche se quei prodotti sono libri, per i quali tutto si può fare, tranne lasciare - anche qui, come in troppi altri campi della nostra vita - che a decidere della loro qualità, della loro ricchezza culturale, del loro restare nel tempo e diventare memoria, siano solo le vendite, meccanismi simili all'auditel, indagini di mercato.

La funzione di una biblioteca, e il valore di un libro, non sono dati da questo. Quando Borges scrive della sua utopica "Biblioteca di Babele", la vede "illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile e armata di volumi preziosi", e la pensa aperta a ogni "eterno viaggiatore" che vuole entrarvi, pronta a soddisfare il desiderio di ricerca di ogni lettore. Anche il meno colto, anche la persona che non sa in realtà cosa sta cercando, ma che in quel luogo, passando da un anello all'altro di quell'unica catena che tiene insieme tutti i libri, ha la possibilità di aggiungere qualcosa al suo sapere, ai suoi sentimenti, alla sua vita. È vero, ci sono motivi di spazio, di fondi, e altro ancora, che impongono concretezza. Ma quell'utopia, quello spirito di universalità di cui parla Borges, ogni biblioteca, di qualunque contea e di qualunque città o piccolo paese, deve conservarlo gelosamente, custodirlo come un bene prezioso. Il lettore, il "viaggiatore" che vi entra, deve poter cercare il suo percorso, che può essere fatto di best-sellers di oggi, certo, ma non senza che ci sia la possibilità di scegliere grandi capolavori e piccole gemme di ieri.

Pensiamo in particolare alle nuove generazioni, ai giovani: sono già troppo circondati da voci che dicono loro che conta solo chi vince o ciò che esiste in quel dato momento, per ricevere lo stesso messaggio da una biblioteca o da una libreria. I libri possono, invece, essere simbolo dell'esatto opposto, di un tempo in cui si possa smettere di pensare solo ad essere "più veloci, più alti e più forti", e scegliere, come è stato scritto, di procedere "più lentamente, più in profondità, con più dolcezza".

Forse, se vogliamo sperare che la letteratura, la storia, l'arte, la politica, la poesia e tutto ciò che rende unica ogni singola pagina di ogni singolo libro non finirà per essere schiavo del nostro tempo veloce, per essere ridotto a merce, dobbiamo continuare a credere che il cuore e l'animo dell'uomo siano più forti di un software predisposto al controllo, alla razionalizzazione, alla ricerca dei massimi risultati gestionali. Dobbiamo continuare a credere che quel bibliotecario chiamato a valutare la lista dei libri poco richiesti avrà le conoscenze, la saggezza e l'amore necessari a guidarlo.

Quell'amore che aveva il piccolo uomo, raccontato da Bohumil Hrabal, che a Praga lavora da più di trent'anni pressando carta vecchia, da macero, trasformandola in grandi parallelepipedi, nei quali imprigiona, con cura, pagine e frasi di Kant e del Talmud, di Lao-tze e di Hoelderlin. Con il suo lavorare continuo, appassionato, ha tempo per riflettere, per capire, per diventare colto senza nemmeno accorgersene, e per resistere, finché riesce, ai nuovi macchinari che considerano quelle pagine come semplice carta straccia. Quando trova un bel libro lo salva dal macero lo porta nella sua piccola casa, che ormai ne è stracolma. Lo fa per salvare l'arte, la cultura, la memoria. Lo fa, pensa tra sé lungo la via del ritorno, "perché in borsa porto libri dai quali mi aspetto che a sera, da loro, apprenderò da me stesso qualche cosa che ancora non so".

Dal quotidiano  " La Repubblica" del 4/1/2007
Mat
10 octobre

Saltatempo

 
in questo periodo sto leggendo "Saltatempo" di Stefano Benni, ieri sera son tornato a casa e non ho resistito, anche se l'ora era un pò tarda, a continuare a leggerlo... e un pò a imedesimarmi nella storia, come mi succede spesso quando i libri mi piacciono e mi coinvolgono... poi il modo di scrivere di Benni mi piace, è ironico, un pò scanzonato, le storie che racconta sono un pò surreali, favoleggianti ma che allo stesso tempo mettono a nudo i lati oscuri della realtà in cui ci troviamo a vivere... l'ambiente, il progresso a volte eccessivo, la perdita dei valori, l'amore... insomma un pò anticonvenzionale, fuori dagli standard classici della letteratura... la storia racchiude parte dei decenni dagli anni cinquanta in poi... visti con gli occhi di un ragazzo, chiamato appunto Saltatempo perchè a volte ha una specie di preveggenze, di immagini di fatti che avvengono in futuro e che coinvolgono le persone che che conosce... penso che a breve lo finirò :)
 
vi lascio con una frase di Antoine De saint-Exupery (che ho scoperto essere l'autore del famoso romanzo Il Piccolo Principe) che ho letto ieri e che mi ha colpito molto:
 
 
"Amare non significa guardarsi l'un con l'altra, ma guardare ambedue, insieme, nella stessa direzione."
 
 
Mat
6 septembre

Due Di Due

 
ieri sera ho finito di leggere Due Di Due di Andrea De Carlo, un libro molto bello, che mi ha fatto riflettere... sull'amicizia e sulla vita in generale... sulle scelte che uno fa nel corso della vita e su cosa ci si aspetta dalla vita stessa... riporto una parte del commento dell'autore nell'introduzione al libro, che mi sembra cogliere perfettamente il quid della storia:
 
Questa potrebbe anche essere  la storia di una persona sola, che dà un nome diverso a ognuna delle due parti che formano il suo insieme. Oppure la storia dei dubbi e le scelte e le possibilità contrastanti che nel corso della vita ognuno di noi si trova di fronte: delle biforcazioni sul percorso e del loro moltiplicarsi nel tempo, della difficoltà e del bisogno di cambiare e di riconoscersi ancora. Ma alla fine questa storia è quello che sembra: la storia di due persone che hanno bisogno una dell'altra per vivere e per essere se stesse, e non vogliono rinunciare all'alchimia insostituibile di quando sono insieme, e comunque non ci riuscirebbero, neanche se lo volessero. Le risposte che questo libro continua a suscitare mi danno l'idea che ci siano in giro molti esseri umani simili a me e a Guido e a Mario di quanto non immaginassi mentre lo scrivevo. Mi fa pensare che Guido aveva ragione quando diceva che forse dovremmo trovare un modo di metterci in contatto con chi è come noi, attraverso qualche telegrafo invisibile o tamtam sotterraneo. Questo libro è uno strumento dello stesso genere, per me e per chi lo ha sentito o lo sentirà suo. Manda in giro segnali da più di dieci anni, e spero che continui a mandarne, e a riceverne altri in risposta. 
 
un libro a parer mio da leggere...  riporto quì sotto due passi del libro che mi hanno colpito:
 
E' che non bisognerebbe mai immaginarsi niente molto in dettaglio, perchè l'immaginazione finisce per mangiarsi tutto il terreno su cui una cosa potrebbe succedere.
 
Un tempo la gente che viveva nelle città ne era orgogliosa. Tutti si sentivano partecipi di una vista, o dei materiali di un muro, di una prospettiva o di uno slargo riparato. E gli abitanti potenti e ricchi si davano da fare per il luogo nel suo insieme. Lo consideravano una loro estensione, la sua bellezza generale era anche la loro gloria privata. [...] Adesso sono solo dei centri di saccheggio di energie umane, e gli abitanti ricchi e potenti vivono in mezzo ai loro stessi detriti, cercano solo di blindarsi e impermeabilizzarsi più che possono dall'orrore che hanno prodotto, scapparsene lontano alla prima occasione. E la gente accetta di adattare i propri desideri, farseli snaturare e indirizzare su oggetti, su automobili e vestiti e apparecchi elettronici e giocattoli inutili che servono a far dimenticare cosa è diventato il mondo.
 
Buona giornata!
 
Mat
7 août

nuove letture!

non preoccupatevi non sono logorroico, anzi, la realtà è che sono timidissimo :-) sto scrivendo parecchio in questi giorni per compensare i periodi in cui scriverò di meno
ieri pomeriggio ho fatto un salto alla feltrinelli insieme ad una mia amica, e mi sono comprato due libri di stefano benni (tempo fa avevo letto Margherita Dolcevita e mi era piaciuto), l'ultimo romanzo di Camilleri, La Vampa D'Agosto, per mia madre, e un romanzo di Isabelle Allende, che mi incuriosiva perchè non ho mai letto un suo libro, e anni fa avevo visto un film tratto da un suo romanzo, La Casa Degli Spiriti.
calcolando che tempo fa ero già stato in libreria e avevo già fatto scorta di libri da leggere (tra cui Due Di Due di Andre De Carlo), penso che avrò da leggere per almeno un anno!   poi una mia amica mi ha regalato anche altri due romanzi di Stefano Benni....
ultimamente poi non ho molto tempo per leggere (e mi dispiace) perchè sto uscendo spesso la sera (e la mattina ahimè mi devo svegliare presto per andare al lavoro  )
però per fortuna questa è l'ultima settimana di lavoro prima delle sospirate ferie!!!!!!! una ventina di giorni, dal 12 al 30...  peccato che avendomele spostate varie volte non ho potuto prenotare nulla   ma qualcosa m'inventerò con gli amici
 
buona giornata!!!!
 
a presto!
 
mat
 
ps: continuate a commentare e a lasciare un segno del vostro passaggio che lo apprezzo molto ;)